Home

 

L’oblio e la storia

Un libro per non dimenticare

 

di Mario Bortoluzzi

Mercoledì 10 febbraio ho accettato volentieri l’invito di Casa Pound Italia - Padova a presentare un libro, “Il carattere italiano della Venezia Giulia e della Dalmazia“ scritto da due giovani ricercatori e dedicato alle terre di Istria e Dalmazia.

Un libro scritto per supplire all’assenza dalle nostre librerie di guide in grado di descrivere quelle terre da un punto di vista esclusivamente italiano. Un vero atto d’amore.

Le guide sulla Croazia, lo stato nato dalla dissoluzione della ex Yugoslavia, sono spesso scritte con la consulenza storica dei croati per le case editrici italiane. A fatica potrete trovare i veri nomi delle città, cioè i nomi dati dai fondatori latini, perché, per un senso di innato autolesionismo, i nostri editori permettono che Fiume sia chiamata Rieka, Zara Zadar, Spalato Split. Contribuendo così alla cancellazione di una storia millenaria. Un libro che ci induce ad alcune riflessioni.

In alcune guide croate la parola “Venezia” addirittura non esiste. Eppure passeggiando in tutte le città dell’attuale costa croata sembra di passeggiare a Venezia. Mille anni di civiltà veneziana cancellati in 60 anni di occupazione slava.

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha celebrato il giorno del ricordo con parole degne di un Capo di Stato ma per i media questo giorno pare non essere mai stato istituito. L’oblio continua.

Mercoledì 10 febbraio Il Corriere della sera, il principale quotidiano italiano, ha ignorato totalmente il giorno del ricordo. Nemmeno una riga.

Il Gazzettino, quotidiano del nord est, la regione più prossima alle terre di là dall’acqua, ha relegato la notizia a pag. 33. Con una serie di testimonianze sui motivi che avrebbero provocato l’evento foibe.

Nessuno poi che racconti la storia cercando di dire la verità.

Ricordiamo l’esodo di 350.000 connazionali e l’infoibamento di 20.000 creature di ogni età colpevoli solo di essere di nazionalità italiana ma dobbiamo farlo essendo coscienti e sapendo che questo fu, sicuramente quello definitivo, ultimo e più doloroso, ma non il primo fra gli esodi subiti dagli italiani nella storia di Istria e Dalmazia.

Questo è bene sottolinearlo per fugare una volta per tutte la versione che con la formula “foibe = risposta sbagliata degli slavi alle violenze subìte dall’occupazione fascista” intende in qualche modo - se non approvare - almeno giustificare ciò che è accaduto nel ’43 - ’45.

E’ quello che ogni anno i media ci raccontano il 10 febbraio: il dramma delle foibe non può essere paragonato alla Shoah, gli italiani infoibati erano fascisti che si erano macchiati di delitti.

Sicuramente in una guerra è inevitabile che si commettano atrocità, sicuramente il regime di Mussolini non usò certo il guanto di velluto con le popolazioni slave: in tempo di pace nei territori riconsegnatici dopo la vittoria nella prima Guerra mondiale e in tempo di guerra nei territori occupati di Dalmazia, sottoponendo i popoli slavi di quei territori ad un processo forzato di italianizzazione.

Epperò bisogna sempre andare all’origine delle cose e capire perché tutto questo è avvenuto.

Il 23 agosto del 1797 venne ammainato l’ultimo gonfalone della Repubblica di Venezia in Dalmazia, nella piccola città di Perasto dentro le Bocche di Cattaro. Era la bandiera della nave ammiraglia della flotta “da mar” che i Perastini custodivano come una reliquia. Con questo atto simbolico per Venezia cessò un dominio durato, con fasi alterne, quasi mille anni. É l’inizio della lenta e inesorabile agonia degli italiani di Istria e Dalmazia, vendute da Napoleone all’Austria. Per poco più di un secolo restarono sotto l’Impero ed è alla fine del dominio asburgico che l’elemento italiano, maggioranza da sempre in tutte le città della costa mentre nelle campagne prevalevano numericamente gli slavi, iniziò ad essere discriminato a favore di quello croato e sloveno, dalle autorità austriache.

Fu una lenta epurazione che interessò tutto l’apparato organizzativo dell’Impero in Istria e Dalmazia nonché nella Venezia Giulia. Fu anche l’inizio della prima pulizia etnica nella zona.

Gli Italiani colà residenti, esattamente come gli italiani delle altre regioni e degli altri stati della penisola sentivano forte il richiamo risorgimentale verso lo Stato unitario.

Ovviamente agli occhi degli austriaci gli italiani non erano affidabili. Ecco così la scelta di privilegiare l’elemento croato negli uffici pubblici, nella pubblica amministrazione, nell’esercito. Fu un clima di ostilità diffusa che spinse quasi sessantamila italiani nell’arco di circa 50 anni a lasciare la Dalmazia verso regioni come l’Istria, più vicine alla nostra penisola. Questo fu il primo Esodo e questi i motivi per i quali avvenne.

Prima del conflitto ’15 - ’18 all’Italia era stata promessa tutta l’Istria e la Dalmazia fino alle Bocche di Cattaro. Dopo la I Guerra Mondiale, su pressione statunitense, ci fu restituita solo l’Istria, Zara e le isole del Quarnaro fino a Lussinpiccolo, più qualche altra piccola isola. A Fiume ci pensò D’Annunzio forzando le cose con un audace colpo di mano. Il resto è storia nota.

Tornando al libro esso è, per ammissione degli stessi autori, congegnato in modo tale da fornire un assetto di Province e Comuni non coincidente affatto con quello dell’anteguerra né tantomeno con quello del dopoguerra ma è stato “rigorosamente stabilito sulla base univoca dell’irredentismo nazionale, come se esso si fosse totalmente compiuto”.

É’ una guida perciò che ci obbligherà a scoprire, fra l’attuale toponomastica croata e slovena, raramente bilingue, i nomi primigeni delle località, recandoci in quei luoghi per un ideale viaggio della memoria.

Non esiste cosa peggiore che cambiare i nomi fondativi delle città con altri imposti da una sconfitta bellica e da un’occupazione conseguente: è come togliere l’anima alle cose.

Inoltre il testo riporta fedelmente, per ogni città l’elenco dei Giuliani, Istriani e Dalmati più illustri e più legati alla storia patria da Nicolò Tommaseo a Scipio Slataper, da Elsa Merlini a Guglielmo Oberdan, da Nazario Sauro a Nino Benvenuti, da Fabio Filzi alla famiglia Luxardo, da Enzo Bettiza a Ottavio Missoni, scorrono i nomi con le relative storie fatte di passione e amore per l’Italia.

E’ un libro che tutte le scuole italiane dovrebbero adottare.

Un popolo che non ha memoria di sé e del proprio passato è un popolo che rinuncia di vivere il proprio futuro.

Valentino Quintana – Vittorio Vetrano di San Mauro “Il carattere Italiano della Venezia Giulia e della Dalmazia” Quattroventi Editore Urbino 2009 pag. 385  €. 25,00

 

 

 

horizontal rule

torna ad inizio pagina